Destra o Sinistra? L'Italia e il valzer delle corsie
Quando attraversare il confine tra due province italiane richiedeva più coraggio (e riflessi) di un gran premio di Formula 1
04/05/2026 | Claudio_VL | 0 commentiSali in auto, guidi sulla destra e pensi a quei poveretti dei britannici che sono costretti a guidare a sinistra. "È innaturale, perché non si adeguano, qui da noi in Italia abbiamo sempre guidato a destra". No, non abbiamo sempre guidato a destra, in Italia: lo facciamo solo dal 1923, e in alcuni posti, le cocciute amministrazioni locali (Milan el voreva savènn de gnent) resistettero fino al 1926.
Le radici storiche: perché si guidava a sinistra?
Le motivazioni che spinsero l'Italia (e gran parte dell'Europa) a guidare inizialmente a sinistra affondano le radici nel medioevo. Per un cavaliere destro, tenere la sinistra permetteva di avere la mano libera sulla spada in caso di incontro con uno sconosciuto. Persino papa Bonifacio VIII, nel 1300, ordinò ai pellegrini diretti a Roma di tenere la sinistra per gestire meglio i flussi di traffico durante il primo giubileo della storia. La spinta verso la destra arrivò invece con Napoleone, che impose il cambio nei territori conquistati per motivi tattico-militari. L'Italia post-unitaria si ritrovò così divisa tra influenze francesi (destra) e tradizioni locali o austriache (sinistra).
La giungla stradale italiana del primo novecento
Per anni, l'Italia è stata un mosaico di regole locali. Ecco i dati salienti di quella che potremmo definire l'epoca del "federalismo stradale":
- Il regio decreto n. 416 del 28 luglio 1901: firmato dal re Vittorio Emanuele III, questo decreto lasciava ufficialmente alle singole province la libertà di decidere il senso di marcia.
- Milano e Roma: si guidava a sinistra, principalmente per non dover modificare i costosi impianti dei tram, che avevano gli accessi sul lato sinistro.
- Brescia: si teneva la destra.
- Como & Lecco: a Como si andava a sinistra, mentre a Lecco (allora parte della stessa area amministrativa) si teneva la destra.
- Campagna vs città: spesso fuori dai centri abitati si guidava a destra, ma appena varcate le porte della città bisognava spostarsi a sinistra.
Punti critici: i confini tra province
Il vero dramma si consumava nei punti di confine tra province con regole opposte. Immaginate di viaggiare tra Milano (sinistra) e Bergamo (destra): al limite delle giurisdizioni, grandi cartelli avvisavano i conducenti di "incrociare" la strada. Non esistevano rotatorie: gli automobilisti dovevano letteralmente puntarsi l'un l'altro e scartare all'ultimo momento sul lato opposto.
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Le cronache dell'epoca riportano numerosi aneddoti divertenti: molti carrettieri, abituati a dormire mentre l'asino o il cavallo procedeva per inerzia, si svegliavano bruscamente a causa di collisioni frontali perché l'animale, privo di patente (e di solito non in grado di leggere la Gazzetta Ufficiale), ignorava il cambio di lato al confine provinciale. Si racconta che a Roma, nei primi giorni del cambio, i nobili abituati alla guida a sinistra continuassero a ignorare la legge per "distinzione", finché le multe dei vigili urbani non divennero più salate del loro prestigio.
La svolta: Mussolini e la "mano destra unica"
Il caos ebbe fine con l'avvento del fascismo, che vedeva in questa diversità un segno di debolezza nazionale e di arretratezza rispetto agli Stati Uniti e alla Francia.
- Decreto n. 3043 del 12 dicembre 1923: impose la "mano destra unica" su tutto il territorio nazionale.
- Le date storiche:
- Roma: cambiò lato il 1° marzo 1925. Fu una domenica mattina: i romani uscirono di casa e trovarono vigili urbani pronti a correggere ogni distrazione.
- Milano: fu l'ultima a cedere, "girando a destra" il 3 agosto 1926 alle ore 14:00.
Proprio come nel Dagen H svedese (avvenuto però solo nel 1967, pero' li' in tutte le aree si guidava sullo stesso lato della strada), il cambio richiese una logistica imponente: vennero girati migliaia di cartelli e spostate intere linee tranviarie in poche ore. A Milano, l'evento fu celebrato quasi come una festa cittadina, con la folla che osservava incuriosita i tram percorrere per la prima volta i binari "al contrario".
Il contesto internazionale (1922-1926)
Mentre l'Italia faceva ordine, ecco cosa succedeva altrove:
- Regno Unito: consolidò la guida a sinistra già nel 1756.
- Spagna: aveva Madrid a sinistra e Barcellona a destra fino al 1924; mi sarei aspettato il contrario.
- Austria: rimase un mix di regole (metà paese a sinistra, metà a destra) fino all'annessione tedesca del 1938.
Le aziende automotive e l'eredità del volante a destra
Nonostante l'obbligo di guidare a destra dal 1926, molti costruttori rimasero fedeli alla guida a destra (RHD) per decenni, creando un paradosso tecnico unico.
Lancia è stata l'esempio più celebre: modelli iconici come la Aurelia B20 (nata nel 1951) uscivano di serie con il volante a destra; la versione con guida a sinistra (siglata "S") arrivò solo successivamente. Anche la Appia mantenne questa impostazione per anni. Il motivo era legato alla sicurezza sulle strade di montagna: il guidatore poteva vedere meglio quanto fosse vicino al precipizio o al bordo della carreggiata.
Nei veicoli industriali, la resistenza fu ancora più lunga. Fiat e Alfa Romeo hanno prodotto camion con guida a destra per il mercato interno fino alla metà degli anni '70 (come il celebre Fiat 682 o il 180), poiché era ritenuta la posizione migliore per i mezzi pesanti che dovevano accostare frequentemente al ciglio della strada per scaricare merci. Solo la modernizzazione delle autostrade e l'esigenza di sorpassi più agevoli hanno portato alla standardizzazione definitiva del volante a sinistra.
Foto: Tennen-Gas, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Argomenti: auto, guidare all'estero, italianità, leggi e regole
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